Il tempo delle scelte. Cosa vuol dire avere 25 anni.

Lauu

Il tempo delle scelte, sì, perché quello delle mele è passato da un pezzo.

Il tempo delle scelte, perché ormai abbiamo compiuto un quarto di secolo.

Abbiamo sperimentato lavori part-time per comprarci le sigarette e pagarci la cena del sabato sera.
Abbiamo studiato, dato esami, scritto e discusso tesi di laurea, indossato corone di alloro e fatto il bagno nello spumante di fronte all’entrata delle università.
Ci siamo iscritti ai portali di Job Placement, abbiamo inviato CV, oppure li abbiamo portati a mano, porta a porta, come i venditori di spazzole di una volta.

E tutto quello che abbiamo trovato finora, è stato lavoro precario.

Posti già occupati da decenni. Periodi di stage che non si riescono a concretizzare. Promesse non mantenute. Proposte di sotterfugi. Speranze sfumate.

E allora tutti, ma proprio tutti, almeno per un secondo, abbiamo pensato di fuggire. Prendere un aereo per Londra, che di fatto è l’ottava città italiana nel mondo per presenza di connazionali. Oppure oltreoceano, a inseguire il mito americano che apparteneva ai nostri nonni e bisnonni.

Abbiamo chiesto, vergognandoci un po’, o piuttosto, sentendoci un peso, abbiamo chiesto quale fosse il budget dei nostri genitori.
Abbiamo misurato in soldi, oltre che in distanza, quanto saremmo potuti andare lontano.

A questo punto è arrivato il tempo delle scelte.

Accendiamo la TV, sentiamo parlare di spread, di debito pubblico, di inflazione, di crisi di governo, e a volte ci sentiamo proprio come se fossimo su una nave che sta affondando lentamente.
Ci immaginiamo su una Costa Concordia chiamata Italia, vediamo i potenti aggrapparsi agli scogli, rubarci le scialuppe e i giubbotti di salvataggio.

E allora pensiamo: “Chi ce lo fa fare?”

Siamo pochi. Saremo sempre troppo pochi, tra 10 o 20 anni, per sostenere le pensioni dei nostri genitori, figli del boom economico, che invece sono e saranno tantissimi. Chi ce lo fa fare?

Il tempo delle scelte. Partire o restare.

Abbiamo amici che si sono formati all’estero e che hanno un contratto, hanno prospettive. Qualcuno si è persino sposato o aspetta un figlio.
E adesso, per noi, è arrivato il tempo delle scelte.

Il mio tempo delle scelte risale ormai a più di 5 anni fa.

Restare sulla nave che affonda, oppure abbandonarla prima di annegare.

Io ho scelto di restare. Semplicemente perché partire è troppo facile.
Ho scelto di restare, forse con la presuntuosa illusione di poter cambiare le cose dall’interno. Qui, nel Paese che amo, dove sono nata e cresciuta. Dove mio nonno, con la sua mano ben salda sul sellino, mi ha insegnato ad andare in bicicletta. Dove ho avuto la possibilità di conoscere e di imparare da modelli di vita, fuori e dentro la famiglia.

Ho scelto di restare, ho raccolto tra le mani tutti i miei valori, tutto il mio senso civico, tutti i miei diritti e doveri, tutti i sacri articoli della Costituzione, e ho deciso di farne una missione: cambiare le cose dall’interno.

Nel mio caso specifico, con il potere delle parole e delle immagini.

Attraverso le parole e le immagini si può raccontare un pezzo di mondo.

Ci si trova a costituire quell’anello della catena che unisce la gente comune, “le masse”, i più deboli, ai potenti. E ci si trova a convincere questi potenti a leggere, a guardare, ad ascoltare.  Ci si trova a sperare che si muova qualcosa. Qualsiasi cosa.

Forse è tutto un’illusione. Forse a nessuno interesserà ciò che hai da dire. Ma tu ci provi e ci credi lo stesso. Perché in fondo è l’unica cosa che vuoi davvero, è la tua missione. Riempire con le tue scarpe le orme di chi ha già percorso quella strada, di chi è riuscito a rompere il muro del silenzio.

E così, senza rendertene conto, hai già fatto la tua scelta. Quella di restare.

Non si tratta necessariamente di cambiare il mondo. Questi obiettivi sono già stati posti dai nostri genitori, e spesso sono caduti nel baratro del fallimento.
Si tratta di toccare le corde emotive di chi legge.
Si tratta di infondere speranza, di fotografare sogni e di suggerire con quali strumenti realizzarli.
Si tratta di proporre riflessioni.
E soprattutto, di dire alle persone, anche a una soltanto, in qualunque modo: Non fare lo stesso errore. non indossare paraocchi. Non fati ingannare da chi distorce la realtà.
La realtà è di fronte a te. Accettala per come è, ma accettala solo nella misura in cui questo ti permetterà di cambiarla.

Siamo tutti parte di un grande mosaico. Ognuno ha il suo tassello tra le mani e deve capire come e dove posizionarlo. Io, il mio tassello, lo tengo ben saldo tra le dita. Ma ho già scelto da che parte stare.

Io resto.

Il tempo delle scelte si è esaurito. Dopo aver raggiunto il bivio, ho scelto il mio sentiero. Restare qui. Cambiare qualcosa. Fare leva sui miei strumenti. Usarli nel miglior modo possibile.

Io ci sono.

Io sono pronta ad ascoltarvi, a parlarvi, a farmi portavoce delle vostre istanze se necessario. Perché questa è la mia missione. La mia concezione di stare al mondo. La mia missione di servire il Paese. Con fierezza e con passione. Senza mai abbassare la testa. Nemmeno per guardare la strada che percorro.

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