Le quattro del mattino, quando la vita è bella comunque

Ci sono giorni, anzi notti, che sono le quattro del mattino. Ti svegli perché magari il cuscino è troppo duro, oppure ti sei addormentata troppo presto, alle sette di sera, prima di cena, e adesso non hai più sonno.

Sono le quattro del mattino, il terreno fertile per i pensieri. Nessun arzigogolo filosofico da bar, niente massimi sistemi. Ti chiedi solo dove sei arrivato finora e quanta strada hai da fare. e la strada, soprattutto a quest’ora, non sai come mai, non ti sembra quella giusta. Soprattutto se in sottofondo hai una canzone che ti riporta a qualche mese fa, a quanto era bello quando era bello. Ma la strada, così lunga, così tortuosa, ti sembra anche troppa. Eccessiva per la tua età. Però estremamente necessaria.

Sarà la musica nelle cuffie che pulsa nel silenzio, sarà David Bowie, ma, anche solo per un momento, anzi, una frazione di secondo, lo pensi: “Non sono abbastanza”.

Invece lo sei eccome. Hai fatto decine di esperienze, sai scrivere, sai fotografare, girare e montare, stai finalmente per laurearti dopo quasi 7 anni, ma in quella frazione di secondo lo pensi: “Non sono abbastanza”.

Non sono abbastanza perché potrei fare di più. Potrei arrivare maggiormente in profondità, stringere il cuore della gente, scuotere le spalle della gente, urlare nelle orecchie della gente, dire in modo più netto a chi sta sbagliando che sta sbagliando, a chi è nel giusto che è nel giusto, a chi soffre che non sarà per sempre, a chi non ha speranza che c’è speranza.

Potrei, forse, fare di più per il mondo? Potrei combattere ancora più forte per farmi sentire? Ma poi, è così importante quello che ho da comunicare?

Sì, lo è.

Hai così tante idee in testa, hai così tante persone che ti ricordano che potresti fallire, perdere occasioni, lasciarti sfuggire opportunità semplicemente perché sei arrivata tardi, giusto una manciata di secondi dopo. Non è ansia, non è tragicomica preoccupazione o depressione. Ma le loro voci ti pulsano nel cervello, tra un recettore e l’altro, e ti chiedi davvero se sia la strada giusta. Ti chiedi se il navigatore non abbia di proposito scelto, come spesso realmente succede, il percorso più lungo, solo per farti evitare il “traffico intenso nella tua zona”.

Però, pensi, sono pur sempre le quattro del mattino. Anzi, ormai si sono fatte le cinque. Le ore dei dubbi e delle incertezze, che poi, una volta sorto il sole, si dissolvono come neve.

Hai bisogno di dirti, Laura, che sì, è la strada giusta. E mentre scrivi sul foglio con la penna che hai rubato in qualche banca o studio medico, ti rendi conto che sei proprio nel posto giusto al momento giusto, Magari un po’ fuori tempo, ma ci sei. E qualche secondo lo puoi sempre recuperare.

Non c’è niente che non vada. Hai una telecamera, un microfono, una macchina fotografica, un blocco e una penna. E potresti potenzialmente raccontare tutte le storie del mondo. Questo ti basta, Non hai bisogno di nient’altro. Poi, chi ti vorrà ascoltare, ti ascolterà. Chi vorrà esserci, ci sarà.

Non sei una di quelle persone che se non ha un uomo pensa al suicidio. Ma non sei nemmeno una di quelle per le quali la famiglia non è importante.

Non ti ritrovi in nessuna categoria. Ed è qui che sbagli, perché pensi di essere sola. Soltanto perché non hai un’etichetta. Non ti sai identificare in niente di ciò che c’è. Ma non è anche questo, il bello? Non essere catalogabile, non essere inclusa in nessuna categoria predeterminata? Non hai bisogno di categorie né di etichette per essere te stessa.

Vuoi soltanto che qualcuno ti ascolti, ti legga, ti guardi, e rifletta su quello che vuoi comunicare. Ma chiaramente, siccome sono le quattro del mattino anzi le cinque, siccome questa è l’ora dei dubbi, non ti basta Patty Smith e nemmeno Le vents nous portera, Lo sappiamo da anni che “The night belongs to lovers”.

E se la notte appartiene agli amanti, e se il vento ci porterà lontano, cosa resta a chi non smette di farsi domande?

Resta il piacere di una nuova scoperta tutti i giorni. Resta la gioia di parlare con persone di ogni genere, resta l’arricchimento continuo. E resta che, in fondo, è tutto così bello. Ma soltanto se non ci si ferma. Soltanto se farsi e fare domande resta il proprio faro nel buio. E soltanto se anche una persona, una sola, è interessata a ciò che hai da dire.

Ma sono sempre le quattro anzi le cinque del mattino, Tutto potrebbe essere un sogno dolce. E il bello di questa storia è che, però, un sogno non lo è, è la realtà. E non potrebbe essere migliore.

Semplicemente perché siamo vivi.

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